martedì 27 ottobre 2009

Per Luigi Nieri Presidente della regione Lazio


E’ un momento difficile per la Regione Lazio e per la sinistra. La vicenda che ha coinvolto Piero Marrazzo rischia di rendere vano il lavoro svolto in questi anni sui temi dell’eguaglianza, della solidarietà, della giustizia sociale.
In tanti crediamo sia oggi necessario continuare a lavorare al percorso di partecipazione delle cittadine e dei cittadini ai processi decisionali, a un'economia solidale, alla difesa e alla valorizzazione dell'ambiente, alla promozione dei diritti civili e del lavoro, al sostegno dei più bisognosi.
Riteniamo che l’attuale momento di crisi possa superarsi valorizzando l’esperienza portata avanti in questi anni da Luigi Nieri, assessore al Bilancio della Regione Lazio. Riteniamo che Nieri, Presidente della Regione, saprebbe garantire trasparenza, qualità politica, efficienza, partecipazione popolare, legalità. Auspichiamo che ciò sia reso possibile attraverso le elezioni primarie del centro-sinistra del Lazio.
Riteniamo che Nieri, Presidente della Regione, saprebbe garantire trasparenza, qualità politica, efficienza, partecipazione popolare, legalità. Auspichiamo che ciò sia reso possibile attraverso le elezioni primarie del centro-sinistra del Lazio.

martedì 13 ottobre 2009

Congresso costituente entro dicemmbre.

Sinistra e Libertà non può essere soffocata. Deve vivere, crescere, rendersi autonoma. Per questo bisogna costituire entro dicembre il nuovo soggetto politico della sinistra con un congresso costituente, aperto, unitario e partecipato.






La spinta diffusa nella società italiana, evidenziata dall’opposizione al governo Berlusconi che richiede un protagonismo della sinistra, impone di darci strumenti adeguati a rappresentare questa esigenza.

Mentre il paese marcisce nelle lotte di potere estranee agli interessi reali del popolo italiano non ci possiamo più permettere di indugiare in alcuna forma di di politicismo.

Sinistra e Libertà non può essere soffocata. Deve vivere, crescere, rendersi autonoma. Per questo bisogna costituire entro dicembre il nuovo soggetto politico della sinistra con un congresso costituente, aperto, unitario e partecipato.

Dobbiamo far rinascere una speranza a sinistra.


Nichi Vendola

martedì 6 ottobre 2009

Anch' io sono Peppino Impastato

vogliamo far partire da Viterbo una iniziativa che riteniamo densa di civiltà, di senso delle istituzioni e della democrazia.

In questi giorni si è tornati a parlare di Peppino Impastato.

Un sindaco ha voluto togliere a una via il suo nome. Crediamo che un atto del genere ci tocchi tutti trasversalmente, come cittadini di questa Repubblica. Per questo riteniamo che vada data una risposta forte, univoca, inequivocabile. Per questo le inviamo un appello affinché una strada, una piazza di Viterbo sia dedicata a Peppino Impastato.

L'iniziativa l'abbiamo voluta chiamare “Anch'io sono Peppino Impastato! Una strada in ogni città per non dimenticare”.

Avvieremo infatti una campagna a livello nazionale e, attraverso la rete, chiederemo a tutti i sindaci italiani di dedicare un luogo della propria città a Peppino. Ben sapendo che quando si tratta di mafia nessuno può essere neutrale. Essere equidistanti vorrebbe dire essere conniventi.

Qualcuno potrebbe chiedersi perché. O, peggio ancora, rispolverare un campanilismo vecchio di cent’anni e domandarsi: ma che c’entra Peppino Impastato con Viterbo? C’entra, c’entra.


Perché, come una nuova generazione di scrittori insegna, a cominciare da Roberto Saviano, la mafia non è una realtà circoscrivibile al Meridione. Parla la lingua universale del cemento, dei rifiuti, del business. E attraversa l'intero Paese. Come un morbo dal quale nessuna regione può dirsi al riparo. Settentrione compreso.

Dedicare una via, una strada, un luogo pubblico di Viterbo a Peppino Impastato significherebbe mantenere vivo il suo ricordo contro chi cerca di cancellarlo. Ieri come oggi.


Se nel ’78 il suo assassinio fu, per le strane coicidenze della storia, oscurato mediaticamente dall'omicidio Moro, e si cercò di farlo passare per un terrorista kamikaze, nel 2009 la storia si ripete. Pensi al sindaco di Ponteranica, nel Bergamasco, che ha deciso di rimuovere la targa intitolata a Peppino per sostituirla con un’altra, dedicata a un personaggio locale.

È solo un esempio di quel campanilismo pericoloso di cui le parlavamo. Che rischia di farci tagliare i ponti con una memoria che è anche nostra.

Sappiamo che non permetterà che questo accada, perché l’argomento “mafia” non l’ha mai lasciata indifferente.


Lo dimostrano la Notte Bianca 2008, dedicata a Falcone e Borsellino. E i lenzuoli bianchi appesi alle finestre di Palazzo dei Priori, nella giornata in ricordo delle vittime della criminalità. Tutte iniziative della sua giunta.

Viterbo è sempre stata in prima linea nel conservare la memoria delle stragi mafiose. Non si tiri indietro proprio stavolta. Ci pensi.

giovedì 24 settembre 2009

Bandi Regione LAzio

Inoltriamo l'elenco di alcuni bandi aperti per finanziamenti destinati alle imprese, gestiti da Sviluppo Lazio, dalle altre società del Gruppo e da altre istituzioni nazionali e locali. Per il quadro completo delle normative e per avere maggiori informazioni sulle leggi e i bandi aperti consultare il sito agevolazio www.sviluppo.lazio.it/agevolazio o chiamare il Numero verde Investelazio 800 264 525.

- POR FESR Lazio 2007-2013 - Concessione di agevolazioni nell'ambito del sistema/filiera produttiva del settore "Nautica" relative al Progetto "Nuovi materiali per la nautica". Per presentare le domande: www.incentivi.lazio.it

- POR FESR Lazio 2007-2013 - Efficienza ed ecosostenibilità del sistema/filiera produttiva regionale della Carta: prevede la concessione di contributi a microimprese, piccole e medie imprese e grandi imprese del settore. Per presentare le domande: www.incentivi.lazio.it

- POR FESR Lazio 2007-2013 - Promozione dell'efficienza energetica e della produzione di energie rinnovabili: il bando è aperto alle microimprese e alle piccole e medie imprese del Lazio, anche in forma associata o consortile, e concede contributi a programmi d'investimento nel campo dell'efficienza energetica e della produzione di energia da fonti rinnovabili. Per presentare le domande: www.incentivi.lazio.it.

- POR FESR Lazio 2007-2013 - Progetti di ricerca, sviluppo e innovazione delle Pmi: il bando è aperto alle piccole e medie imprese, anche in forma associata o consortile, per la presentazione di progetti di ricerca e sviluppo sperimentale, anche con l'ausilio di organismi di ricerca. Per presentare le domande: www.filas.it.

- POR FESR Lazio 2007-2013 - Presentazione di richieste di contributo relative alla filiera dell'audiovisivo: il bando è aperto a microimprese, piccole e medie imprese, grandi imprese dell'audiovisivo e della relativa filiera, soggetti giuridici pubblici e privati diversi dall'impresa (università, centri di ricerca), solo se aggregati alle imprese. Per presentare le domande: www.incentivi.lazio.it.

- Legge 266/97 (art. 14): finanziamenti agevolati e contributi in conto capitale per il sostegno a progetti di investimento e sviluppo di piccole e microimprese nuove o esistenti, in aree di degrado urbano nel comune di Roma. Per saperne di più: www.autopromozionesociale.it.

- L.R. 29/96 'Imprenditoria giovanile': bando sempre aperto fino a esaurimento fondi. La Legge regionale 29/96 ha come obiettivo favorire la creazione e il rafforzamento di imprese giovanili, femminili e di lavoratori svantaggiati.

- L.R. 19/99 'Prestito d'onore': obiettivo della legge è favorire la creazione e lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile. Permette di avere supporto e assistenza nella fase di avvio dell'attività, concedendo fino a 30.000 euro di contributo-finanziamento. ATTENZIONE: In considerazione dell'insufficienza di fondi, per le domande presentate a partire dall'1/7/2008 sono sospesi i termini previsti per il completamento dell´iter valutativo, di cui all'art. 8.1 della DGR n. 1082 del 4/4/2000. Per tali progetti l'istruttoria resterà pertanto sospesa fino a espressa autorizzazione da parte della Regione Lazio. Vedi anche: www.biclazio.it

- L.R. 2/85 - Assistenza tecnico-finanziaria a favore delle Pmi del Lazio: prevede interventi finanziari nel capitale di rischio delle Pmi operanti nei settori ad alta tecnologia e/o nella cosiddetta 'nuova economia'. Per saperne di più: www.filas.it.

- L. 240/81 - Contributi in favore di imprese artigiane: contributi in conto canoni sulle operazioni di locazione finanziaria effettuate in favore di imprese, cooperative e consorzi artigiani per l'acquisto di impianti, macchinari, attrezzature e immobili. Per saperne di più: www.artigiancassa.it.

- L. 949/52 - Finanziamenti per imprese artigiane: contributi in conto interessi alle imprese artigiane per l'ampliamento e l'ammodernamento dei locali, per l'acquisto di macchine, attrezzi e autoveicoli nuovi, per la formazione di scorte di materie prime e di prodotti finiti. Per saperne di più: www.artigiancassa.it.

- L.R. 32/97 - Interventi a favore delle attività di autoveicoli in servizio da piazza - Taxi e di noleggio con conducente: contributi per l'acquisto o il rinnovo dell'autoveicolo e per l'installazione sul veicolo di radio di servizio, allestimenti speciali, divisori per la sicurezza. Per saperne di più: www.artigiancreditolazio.it.

sabato 19 settembre 2009

Biomasse: sulla diffida a Luigi pica

Sinistra e Libertà di Tuscania ritiene che la diffida operata da Bioenergia Ambiente srl nei confronti della redazione del sito web “Toscanella” sia l’ennesimo atto di arroganza, non solo contro Luigi Pica, ma contro tutti quei cittadini tuscanesi che vogliono avere maggiori informazioni e garanzie o semplicemente che vogliono alimentare una discussione sulla centrale a biomasse.
Riteniamo sbagliato utilizzare i territori come spazi di conquista per intraprendere i propri investimenti, calpestando le volontà e i pareri di tutti quei cittadini che esprimono le loro opinioni su un tema, come quello della centrale a bio-masse , che potrebbe avere ricadute importantissime dal punto di visto economico e ambientale.
È utile alimentare una sterile guerra a colpi di diffide, denunce e ricorsi piuttosto che rispondere alle domande e alle perplessità di molti che democraticamente chiedono un dibattito pubblico partecipato?
Siamo convinti che proprio verso questa direzione dovrebbero muoversi le istituzioni a partire dalla nuova giunta comunale.
La cosiddetta “green economy”, con la quale si cerca di giustificare la tecnologia a biomasse, non può essere la versione più moderna e sofisticata di nuovi assalti a beni comuni e a valori collettivi. Green economy non può essere slegata dalla ricostruzione dello spazio pubblico che deve regolare anche le attività dei privati.
Non è più tollerabile alcun tipo di silenzio da parte di tutti gli amministratori che hanno voce in capitolo su questa vicenda, a partire dal sindaco Massimo Natali.
Non si può giustificare in nessun modo un’ulteriore aggressione nei confronti di un territorio già martoriato, arrivato ormai a saturazione a causa delle scellerate scelte energetiche compiute negli ultimi anni. Ricordiamo che Montalto di Castro è stato inserito nella lista dei possibili siti che dovranno ospitare una centrale nucleare.
Su questi temi ci piacerebbe poter interloquire da subito con il neo-assessore regionale, nostro concittadino, Giuseppe Parroncini.
Gli spazi di discussione non si chiudono e invitiamo tutti, compreso Luigi Pica, ad utilizzare il nostro blog: www sinistratuscanese.blogspot.com

Per Sinistra e Libertà di Tuscania: Matteo Antonucci.

giovedì 17 settembre 2009

VERSO SUD: IL NOSTRO AMORE PER LA POLITICA.

Signor Ministro, autorità, signore e signori,
c’è una crisi che corre come un fiume carsico sotto i nostri piedi, che apre voragini nella terra di tutte le nostre certezze, che si srotola nelle algebre della recessione e della disoccupazione, che rincorre come un’ombra cattiva l’ansia di lavoro e di futuro, che esplode non solo nella narrazione economica ma persino nella trama del nostro vivere associato. Dico della crisi civile che talvolta leggiamo, come in filigrana, attraverso la lente raggelante della cronaca nera: la cronaca del bullismo che gli adolescenti mutuano dagli adulti, della violenza alle donne e ai bambini, dell’intolleranza razzista e omofoba. Dico della crisi culturale di un Paese che stenta ormai a riconoscersi unito nelle sue diversità, e che non è più capace di percepire quella differenza che noi abitiamo, cioè il Mezzogiorno d’Italia, come una ricchezza per tutti. Il Sud, in tanta immaginazione mediatica e ormai in tanta parte dell’opinione pubblica nazionale, appare come una minaccia o come un danno o come un peso: non un territorio ricco di articolazioni e differenze interne, non una storia lunga e larga di genti e di borghi che con stenti e fatica seppero vestire la vita nuda di dignità e di virtù, non il cuore di quell’Europa mediterranea che già dalle feritoie del castello ottagonale di Federico II scrutava orizzonti di conoscenza e di bellezza, nulla di tutto questo, bensì il Sud come metafora rinsecchita e livida del degrado e del regresso. Abbiamo camminato tanto – noi meridionali dei molteplici meridioni d’Italia – eppure siamo prigionieri della fissità retorica del racconto altrui, di noi dicono che viviamo sulle spalle degli altri, che siamo irrimediabilmente legati al palo delle nostre malefatte, che siamo il solito incorreggibile e dissipatore Sud, la patria lussuriosa e indolente del Gattopardo. Non è solo un racconto cattivo, è soprattutto un racconto interessato. Interessato a timbrare ideologicamente l’avvio della riforma federalista, a farne non la traccia di una più matura unità del Paese ma una sorta di rendiconto rancoroso che quelli di su presentano a quelli di giù, a proiettarla come una secessione lenta e fatale, come il trionfo della tribù sulla patria, come la rottura dei vincoli di solidarietà e la caduta rovinosa dell’universalismo dei diritti. Eppure in questo nostro Mezzogiorno caleidoscopico e vitale, al di là dei tanti abusati stereotipi, ci sono depositi preziosi di eccellenze in ogni campo, dalla produzione industriale alla creazione artistica, e non ci aiuta né ci stimola il pregiudizio o l’anatema. Di questa nostra comunità allargata, e cioè venti milioni di italiani collocati in un crocevia dove tutti i punti cardinali si mescolano e si confondono, noi dobbiamo vedere le luci e le ombre, noi dobbiamo dire il fascino e il genio ma anche, quando e laddove appaia, l’orrore e l’indecenza: e dobbiamo farlo noi in prima persona, se vogliamo esser capaci di riannodare i fili di quel meridionalismo democratico che non fu mai un “partito del sud” o un leghismo capovolto, che non fu piagnisteo sociologico o folclore etnologico, ma rigore intellettuale e passione civile di chi diagnosticava le radici sociali di antiche e moderne patologie; di chi, pur mentre radiografava il male, si sforzava di piantare il seme di quella “riforma intellettuale e morale” che dovrà diventare (lo dico con disperato ottimismo) la fondazione di un nuovo Sud e di una nuova Italia.

La Puglia, signor Ministro, non si propone come una periferia petulante e questuante. I nostri avi, pure incurvati dalla fatica del lavoro rurale, ci hanno insegnato a tener la schiena dritta. Noi siamo una regione di successo in tante discipline, alcune delle quali abbiamo imparato a maneggiare nel tempo di un cambio di stagione. La crescita certificata e costante del turismo ha percentuali strabilianti in tempi di crisi così dura: siamo riusciti a inventare una politica mirata sulla poliedricità magica delle Puglie, abbiamo mirato con coraggio alla destagionalizzazione, abbiamo investito su un network di voli e di scali che ha visto una lievitazione del traffico passeggeri fino a superare il 20% a Bari e il 13% a Brindisi, i nostri porti hanno smesso di farsi, l’un contro l’altro armati, una demenziale e distruttiva concorrenza e hanno cominciato a funzionare come sistema portuale integrato e Bari è tornata ad avere il porto più trafficato dell’Adriatico, abbiamo investito centinaia di milioni di euro nel rinnovo del materiale rotabile e ora cominciamo ad avere treni che non sono scatole per sardine, in alcuni casi treni attesi da quarant’anni come il Lucera-Foggia; in altri casi abbiamo tagliato nastri di storia e di civiltà, come quello della metropolitana che nella città capoluogo rompe la solitudine e l’abbandono della sua più famosa periferia, cioè il San Paolo. Abbiamo investito poderosamente sulla qualità, sulla cultura, sull’innovazione, sul talento delle giovani generazioni: spesso abbiamo messo risorse per colmare tagli governativi, come per le ingenti risorse finanziarie che abbiamo messo a disposizione del nostro sistema universitario o come per i 22 milioni che dedichiamo alla scuola primaria, per salvare circa 1.500 lavoratori precari e trasformarli in un esercito che operi nei territori del disagio sociale e della dispersione scolastica, laddove dobbiamo far vivere il diritto all’apprendimento, il diritto al sapere come cruciale diritto di cittadinanza. Bollenti spiriti, contratto etico, ritorno al futuro, principi attivi: sono i nomi di programmi che hanno dato speranza a tanti ragazzi e ragazze di Puglia, con cui abbiamo finanziato master di alta specializzazione, costruzione di laboratori urbani di cultura e comunicazione, reti orizzontali di innovazione. A Roma si tagliava il Fondo per lo spettacolo e noi abbiamo aumentato l’impegno a sostenere il teatro, la prosa, la lirica, la danza, la musica. Tornando ad investire in riappropriazione, recupero, rifunzionalizzazione, ristrutturazione o restauro di pezzi del nostro patrimonio artistico, storico, archeologico, paesistico, naturalistico. Il cinema è venuto in Puglia, non solo come andirivieni di troupe cinematografiche accolte e aiutate dalla nostra Apulia Film Commission, ma come incubazione di nuove attività produttive, come officina di nuovi lavori: e nelle prossime settimane inaugureremo il cine-porto di Bari e quello di Lecce mentre abbiamo finanziato la nascita del Polo del cinema digitale. In questa caldissima estate abbiamo spento, senza che nessuno se ne accorgesse, 3.700 incendi boschivi, abbiamo vinto il primo premio di Legambiente per le migliori pratiche di protezione dal fuoco, e abbiamo visto all’opera ciò che solo due anni fa era, per me, ancora un sogno che doveva scalare montagne di inerzia burocratica e decenni di incuria: una moderna protezione civile, attrezzata tecnologicamente di ciò che consente il controllo e la prevenzione, una sala operativa che è un modello di coordinamento interforze, un lavoro sistematico e inedito di formazione, addestramento, coordinamento delle nostre realtà meravigliose di associazioni di volontariato. E anche questa estate abbiamo, un po’ controcorrente, lavorato per accogliere i lavoratori migranti così come si devono accogliere dei fratelli: fornendo loro, nelle campagne di capitanata, acqua potabile, servizi igienici, ambulatori medici, insomma quei diritti minimi che sono insidiati dalla mala-economia e dalla malavita: e se da un lato c’è la legge dei caporali e del caporalato, dall’altro c’è la nostra legge regionale contro il lavoro nero premiata in Europa come migliore esempio continentale di strumentazione utile a guadagnare diritti laddove spesso domina la barbarie. E i nostri medici, sia detto senza polemica, a un bimbo straniero che è anche un bimbo malato non chiederanno i documenti. La Puglia ha imparato nel corso nel secoli a sentirsi parte del mondo, valico intelligente e solidale, e cerca oggi di essere accogliente per le persone e respingente per i traffici criminali: qui con la Guardia di Finanza abbiamo da anni rodato un protocollo operativo, con importanti finanziamenti regionali, che ci ha consentito di conseguire risultati decisivi per esempio nel contrasto al traffico di rifiuti speciali provenienti dai Balcani, o più in generale nel campo dei reati economici. Col Noe dei Carabinieri, con le diverse autorità anti-crimine, abbiamo costruito sinergie per la repressione dei reati ambientali. Ma abbiamo in positivo lavorato per la sottrazione alla speculazione di aree importanti del nostro territorio, abbiamo istituito 15 parchi, abbiamo avanzato progetti di bonifiche integrali di aree inquinate di interesse nazionale come Brindisi e Taranto. Abbiamo fatto vivere ciò che prima era un simulacro, cioè l’Arpa. E se il primo atto del mio governo era stato, con la messa in sicurezza del sito ex Fibronit a Bari, una battaglia vinta contro l’amianto, l’esperienza più significativa della mia vita amministrativa è sicuramente il varo della legge regionale contro la diossina: la più avanzata d’Italia, forse d’Europa, una legge scritta dal dolore di una intera città, Taranto, e partorita insieme ai figli dei lavoratori dell’Ilva. Una legge per dire che il diritto al lavoro e il diritto alla salute possono incrociare i propri passi per fare un cammino comune. E noi, signor ministro, non siamo stati il partito del No. Abbiamo detto si alle energie rinnovabili, diventando i primi produttori nazionali di energia eolica e di energia solare. E stiamo ora studiando un progetto innovativo che presenteremo presto per un piano globale di efficientamento energetico e per forme di autosostentamento energetico di tutti i comuni pugliesi. Chiediamo solo al governo di essere esentati persino dai preliminari di una discussione sul nucleare, perché il nostro no in questo caso non è negoziabile. Nel campo minato dei rifiuti abbiamo lavorato perché potesse sorgere, accanto ad una moderna realtà infrastrutturale, una più matura coscienza civica: perché si capisse che la raccolta differenziata non è una inutile civetteria ma l’inizio di una rivoluzione dolce. Abbiamo chiuso tre discariche, a Nardò ad Altamura e ad Ugento, che erano eco-mostri della ‘monnezza, abbiamo in tre anni, e partendo da zero, costruito praticamente il 98% degli impianti. Così come stiamo completando la presa in carico e la messa in funzione dell’intera rete di depurazione, oggi internalizzata in Acquedotto Pugliese, e abbiamo finanziato la rete di affinamento: depurazione e affinamento ci permetteranno il riuso in agricoltura di una risorsa che per noi è tanto preziosa quanto scarsa. Con la partenza dei cantieri del famoso appalto per la ricerca perdite e con la sostituzione in corso di centinaia di migliaia di contatori obsoleti, abbiamo per la prima volta abbattuto la percentuale di perdite sia fisiche sia amministrative di una azienda acquedottistica che deve operare con criteri di modernità manageriale sapendo però che distribuisce non una merce ma un diritto universale: per questa ragione io non rinuncerò mai a battermi per la proprietà pubblica dell’acqua. Economia ed ecologia devono imparare a congiungersi anche nel panorama urbano, e da questo punto di vista pensiamo di essere protagonisti di una esperienza che suscita grande attenzione in tutta Italia: i nostri Pirp prospettano la riqualificazione delle periferie urbane con interventi pubblici che stimolano e moltiplicano interventi e investimenti privati; il nostro Piano-casa, mentre restiamo in fiduciosa attesa di quelle norme di snellimento e di semplificazione che il governo doveva presentare in pochi giorni ma che dopo così tanti mesi ancora non ci sono, non darà la stura a nessun assalto selvaggio del cemento; la nostra proposta di rigenerazione urbana è una proposta strategica di qualità che esce dai limiti della legislazione vincolistica, stimola il privato a cercare il suo profitto nello spazio pubblico di una nuova qualità urbana. E nel rapporto tra pubblico e privato si colloca lo spazio di molteplici opacità e ambiguità, che rischiano di divenire un sottobosco inestirpabile nell’epoca in cui ai grandi interessi collettivi e alle grandi passioni ideali è subentrata l’Italia del frammento, delle corporazioni, delle lobbies, dei localismi, o per usare la splendida metafora di De Rita: il Paese della mucillagine. Bisogna ricostruire l’Italia dei diritti e dei doveri, altrimenti la contesa politica lascerà per strada solo macerie. Bisogna rifondare il senso delle virtù civiche. E se invece di usare la “questione morale” come una clava o come un urlo populista la vivessimo, da una parte e dall’altra degli schieramenti, come critica del potere e dei suoi sotto-sistemi, come disvelamento della mistificazione della missione formale che viene affidata ad un ente, ad un acronimo, ad un sistema di gerarchie e di affari, come apertura di spazi di controllo sociale, forse faremmo del bene a noi stessi e al Paese. Anche nel sistema sanitario, al netto di tutte le indagini in corso, dobbiamo saper vedere le ombre ma anche le luci, i passi in avanti, in alcuni casi i primati e le eccellenze che possiamo vantare: nuove strutture e infrastrutture, pezzi di offerta sanitaria per le malattie del cuore e del cervello, un salto in avanti che per la prima volta nell’ultimo biennio ci ha fatto registrare l’interruzione della crescita, che era stata esponenziale, della mobilità passiva: cioè i ricoveri fuori regione. Per la prima volta si è visto diminuire quel numero percentuale che corrisponde alla fatica e spesso all’umiliazione dei cosiddetti viaggi della speranza. Potrei segnalare, per dire, un nuovo pronto soccorso o una nuova chirurgia toracica, piuttosto che la rete delle strok unit. Oppure l’inizio del processo di internalizzazione dei lavoratori precari: e se la precarietà mina la convivenza sociale, come sottolinea il pontefice nella sua “Veritas in caritate”, la precarietà nei lavori di cura delle persone e del territorio è un rischio grave per la qualità del servizio. Ma il punto strategico è legato all’investimento massiccio in servizi socio-assistenziali del territorio, quelli che possono drenare una porzione rilevante di domanda di salute che inappropriatamente finisce in ospedale. Quando l’ospedale diventa un parcheggio per chi è vecchio o è solo allora si sprecano soldi e si sprecano vite. Così come si sprecano in queste nostre carceri tornate in condizioni di disumano sovraffollamento: i penitenziari pugliesi, al pari di tutti gli altri, scoppiano, non reggono l’urto di 4240 reclusi a fronte di una capienza di 2338 posti, ed è un dolore che possiamo fingere di non sentire ma che segnala l’ipocrisia di tanti nostri proclami umanitari e di tanti giuramenti garantisti.
Signori e signore, la Puglia nel triennio 2005-2008 ha conosciuto una capacità espansiva della propria realtà economica che è stata segnalata da tutti gli studi specialistici. E’ tornata ad essere la locomotiva del Sud, e anche la frenata drastica che la crisi ha determinato negli ultimi dodici mesi ha da noi un segno molto meno marcato che in qualunque altra regione d’Italia. Rendendo più veloci e trasparenti i procedimenti amministrativi, investendo in trasferimento tecnologico e innovazione, organizzando figure inedite di distretti produttivi per filiere e di distretti dell’innovazione (dalla meccatronica alle nanotecnologie, dall’agroalimentare all’aerospazio, fino naturalmente all’energia), abbiamo provato a ragionare in una logica di sistema. La manovra anti-crisi della nostra Regione ha avuto caratteristiche di corposità e di tempestività che sono ben visibili nella comparazione con le altre regioni: poco meno di 700 milioni di euro di fondi pubblici sono stati iniettati nel sistema produttivo con 11 bandi del solo Assessorato allo Sviluppo, sono state già finanziati 22 proposte nell’ambito dei Contratti di programma e dei Programmi Integrati di Agevolazione. La gran parte dei progetti sono finalizzati all’innovazione e alla competitività: si amplieranno stabilimenti con nuove unità produttive, si acquisteranno macchinari all’avanguardia, si investirà su programmi di ricerca, sarà implementata l’area dell’internazionalizzazione e del marketing internazionale. Nelle 144 domande pervenute per i bandi dell’internazionalizzazione, si può ben intravedere il protagonismo economico dei nostri consorzi manifatturieri, di quelli turistico alberghieri e di quelli agro-alimentari, le cui attività sono minacciate dalla concorrenza sleale, dalla carenza di regole e controlli nella rete di un mercato globale in cui dobbiamo esigere più ordine e legalità: per difendere i produttori e i consumatori, a partire dal tema strategico della tracciabilità dei prodotti. Per parte nostra registriamo il successo del bando sul contrasto all’usura. Segnalo anche l’interesse del bando di promozione di micro-imprese di nuova costituzione per soggetti svantaggiati, che ha ricevuto 451 domande. In totale le proposte pervenute per i nostri bandi attivati sono 1.252. Un dato assai significativo, in un contesto in cui il finanziamento di progetti innovativi spinge grandi gruppi industriali, come Fiat e Getrag, nel pieno delle loro ristrutturazioni aziendali a seguito della crisi, a confermare la propria presenza pugliese e a incrementare investimenti e occupazione. Non le dico, signor Ministro, quale sia l’ansia, in questo contesto, con cui attendiamo che il Cipe liberi le ingenti risorse FAS destinate ai progetti inseriti nel PAR pugliese: ma non dubitiamo che assai presto potremo inaugurare cantieri di qualità. Dobbiamo insistere su questa strada. Appunto, la strada della qualità. Ma anche della solidarietà. Ho accompagnato in Abruzzo un carico di 40 tonnellate di uva da tavola che è stata distribuita in tutte le tendopoli: un atto di patriottismo, visto che la nostra si chiama uva Italia. Anche questo è Sud. Al Sud comandavano i boss mafiosi. Ma del Sud erano Falcone e Borsellino. Il Sud è tante cose, e vorremmo con il nostro inchiostro contribuire a scrivere il patto di una nuova Italia, non fuggendo dalle nostre responsabilità, ma non accettando caricature. Negba, in ebraico, vuol dire “verso sud”: e questo era il titolo del festival della cultura ebraica che in questi giorni si è svolto in tante parti di Puglia. Perché gli ebrei furono cacciati 5 secoli fa, e noi ci sentiamo orfani di quella nostra radice, e siamo sempre curiosi di imparare cosa c’è dietro il muro del pregiudizio. Verso Sud scorgiamo il mare, il viaggio disperato dei fuggitivi e dei migranti ci scuote e ci interroga, verso Sud scorgiamo le guerre spesso fomentate dai Nord, verso Sud vediamo Gerusalemme e la Palestina e le nostre speranze di pace troppe volte sepolte nel sangue. E lì è il nostro sguardo, la nostra storia, la nostra casa, la nostra educazione, il nostro amore per la politica e per la vita. Verso Sud.

Nichi Vendola
Bari, 12 settembre 2009

mercoledì 19 agosto 2009

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venerdì 17 luglio 2009

Disobbediamo.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, pur promulgandola, ha segnalato ‘rilevanti criticità’ nella Legge sulla sicurezza, che porrebbe dubbi di irragionevolezza e di insostenibilità soprattutto sul piano giuridico. In particolare, il Capo dello Stato, in una lettera inviata al Governo, chiede una riflessione sul reato di clandestinità e sul via libera alle ronde, delle quali vorrebbe che fossero definiti limiti e compiti.
Perché un Presidente della Repubblica preoccupato e perplesso non ha rinviato alle Camere un testo che reintroduce una serie di misure persecutorie e discriminatorie nei confronti dei soggetti sociali più deboli?
Mi si risponderà che il rifiuto di promulgare una legge non è un ostacolo definitivo. Ma il giudizio critico del Presidente basterà? Quanto peserà?
Siamo assuefatti alla costruzione di un’icona deviante di tutto ciò che è povertà: la povertà minaccia questo mondo, la povertà è una colpa, la povertà è un reato. La povertà più povera, quella di non avere i documenti o di provenire da paesi in guerra o da paesi dove si muore di fame, non provoca un tentativo di interlocuzione: un essere umano senza documenti è prima di tutto colui da respingere, da nascondere, da esorcizzare. Lo spirito securitario che muove la Legge stringe le maglie del controllo sociale e metabolizza un progressivo cedimento al lessico razzista e xenofobo, in cui “sorvegliare e punire” sono i verbi della macchina di controllo sociale sugli esuberi della globalizzazione. Ho paura che silenzio e indifferenza sommergano una legge per cui essere clandestino non significa essere vittima della clandestinità, ma autore minaccioso e per cui essere povero non significa essere vittima della povertà, ma artefice colpevole. Disobbediamo a una legge xenofoba che ricalca le leggi razziali, indigniamoci, mobilitiamoci per sottrarre dall’inciviltà uomini e donne colpevoli solo di essere figli di un dio minore, mobilitiamoci per restituire dignità a quei principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa o dovrebbe basarsi una democrazia.

Nichi Vendola

domenica 12 luglio 2009

Il razzismo è unu boomerang....prima o poi ti ritorna!!!


Riportiamo un'articolo sulla campagna contro il razzismo promossa dall'arci.


Queste righe, insieme alla campagna antirazzismo dell’ARCI che vedete qui e affissa da qualche tempo sui muri italiani, è un invito a fermare il boomerang.

Perché il razzismo non guarda in faccia nessuno.
È come un boomerang: se lo fai partire, prima o poi torna al mittente.

A chiunque, anche a un razzista potrebbe succedere di essere guardato un giorno, per paura, come a un diverso: per la sua religione, per il suo aspetto, per la sua lingua, per la sua storia nazionale, per le sue idee, per il suo orientamento sessuale.
Se ci ostiniamo a pensare al mondo come una classifica, ci sarà sempre, da qualche parte, qualcuno che non ci ritenga degno della serie A, per qualche suo personale criterio di giudizio.

La “paura dell’altro, del diverso da sé” è qualcosa di profondo, molteplice, pericoloso e inquietante. Ma non dobbiamo avere paura di guardarla, questa paura. E’ figlia dell’animo umano, che è sempre a caccia, soprattutto nei momenti di crisi, del capo espiatorio per riaffermare la sua primazia. La “paura del diverso da sé” riguarda il razzismo come l’omofobia. Affrontiamoli insieme, senza ordini di priorità. Con un messaggio di verità e di consapevolezza che sappia parlare alle paure per guardare al futuro.
Per questo l’on.Touadi ed io, lui nero e io lesbica, ci abbiamo messo la faccia. Per invitare i cittadini a guardare in faccia gli altri cittadini, a mettersi più spesso nei panni degli altri.
Questa campagna contro il razzismo ha tanti padri e madri: è figlia mia, di Jean Leonard Touadi e dell’ARCI, che ringraziamo tutti; ma è anche figlia di due amici che per mestiere sanno come comunicare senza giri di parole, e di un fotografo bravo e generoso, Marco Delogu.

Se senti questa campagna anche tua, aiutaci a diffonderla.


Anna Paola Concia – deputata PD

martedì 7 luglio 2009

Documento aperto

Ecco il documento che è servito da base per il seminario del 3 luglio. E' un documento aperto, che proponiamo - sotto forma di Idea - per essere valutato, commentato e emendato.

Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo sono state un passaggio rilevante e non scontato della vicenda politica continentale e del nostro Paese. Esse si sono collocate nel pieno della crisi globale che ha avuto inizio meno di un anno fa, a seguito del collasso finanziario del sistema bancario, e che in questa fase si sta dispiegando in tutta la sua devastante portata nella economia “reale” di tutti i paesi coinvolti, generando reazioni perniciose che investono la sfera sociale, quella ambientale e finanche quella democratica e di convivenza civile.

Ma chi siamo “noi”? Questo seminario è il primo appuntamento pubblico, nazionale, di Sinistra e libertà; esso è stato convocato dai promotori del progetto politico elettorale (Federazione dei Verdi, Movimento per la sinistra, Partito socialista, Sinistra democratica e Unire la sinistra) per avviare un confronto (con i candidati e i sostenitori della lista, con le rappresentanze istituzionali e politiche, regionali e nazionali, delle formazioni promotrici) che possa tracciare un percorso di lavoro politico per i prossimi mesi. Un percorso partecipato, a partire dai territori e da tutti quelli che guardano con interesse al nostro progetto di costruzione di una nuova sinistra in questo Paese, che avrà come sua prima tappa un’assemblea nazionale, convocata per il 12 settembre. Sarà il luogo e il momento in cui raccogliere tutti i contributi utili ad avviare il processo costituente di Sinistra e libertà mettendo insieme dirigenti politici, candidati, personalità ed intellettuali che hanno dato la disponibilità a contribuire al dar forza alla nuova Sinistra italiana: una sinistra che dovrà necessariamente essere diversa da quella conosciuta finora, che serva a includere e non a escludere, che prenderà il meglio del pensiero e della tradizione socialista, comunista, ambientalista, laica, che si porrà l’obiettivo di ritrovare sintonia con quei settori del Paese che alla sinistra avevano consegnato le proprie, speranze ma anche le proprie ansie, paure, preoccupazioni e che dalla sinistra non si sono sentiti affatto rappresentati.

domenica 5 luglio 2009

Assemblea nazionale Sinistra e Libertà.

Sinistra e Libertà ha deciso di convocare per il prossimo 12 settembre a Roma un’Assemblea nazionale, che sarà aperta alla partecipazione di tutti coloro che si riconoscono nel progetto politico.

mercoledì 24 giugno 2009

Iran:l'ipocrisia della politica mondiale.

Non c'è nulla di peggio dell'ipocrisia quando a essere in ballo sono i Diritti Umani e Civili di un popolo e di ipocrisia da parte dei politici occidentali se ne vede a vagonate nel caso dell'annuncio del riconteggio dei voti in Iran.

Tutti ad applaudire la decisione presa da Khamenei di far fare il riconteggio dei voti in alcune circoscrizioni. Dal Presidente americano Omaba fino al Ministro degli Esteri italiano Frattini passando per la Merkel e per Barroso, si sono detti tutti “soddisfatti” di questa decisione, come se non sapessero che l'organismo incaricato di verificare la legittimità del voto è il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione presieduto dall'Ayatollah Ahmed Jannati, fedele (anzi fedelissimo) proprio di Khamenei e di Ahmadinejad. Se non è ipocrisia questa ditemi voi cos'è.

In compenso non si sono sentite quelle prese di posizione che tutti reclamano in merito alla durissima repressione ordinata dal regime sui ragazzi di Teheran che in questi giorni manifestano nelle strade della capitale iraniana. Neppure una parola di protesta nemmeno per il blocco totale dell'informazione ordinato dagli Ayatollah, chiaramente intenzionati a non far vedere al mondo quello che accade in Iran. Solo la rete, grazie a coraggiosi ragazzi iraniani, continua a diffondere filmati e immagini di quanto sta avvenendo in Iran.

Ieri, parlando tra di noi, ci si chiedeva se il mondo avesse capito la portata reale di questa protesta che nessuno, tantomeno gli Ayatollah, si aspettava. Oggi ci rendiamo conto che tutti ne sono perfettamente consapevoli ma che con ogni probabilità non vogliono cambi di potere in Iran, preferiscono il minaccioso Ahmadinejad piuttosto che un riformatore che potrebbe portare l'Iran fuori dalle sabbie mobili del fondamentalismo. Insomma preferiscono un nemico, magari da sconfiggere con una bella guerra, piuttosto un Paese che vola verso il Diritto. E' terribilmente tragico che l'ipocrisia occidentale basata sugli interessi arrivi a tanto.

Ed è proprio il cambio di potere a Teheran che spaventa i grandi della terra, perché questa protesta che ricorda tanto la rivoluzione che mise fine all'epoca dello Shah di Persia, potrebbe veramente far vacillare il potere fin qui incontrastato di Khamenei e del suo burattino Ahmadinejad. Per la prima volta l'Ayatollah Khamenei viene messo apertamente in discussione, non da elementi qualsiasi ma dall'elite del potere religioso iraniano. Già nei giorni scorsi il presidente del parlamento iraniano, Ali Larijiani (ex negoziatore per il nucleare) ha fortemente criticato il comportamento ambiguo di Khamenei, ma è di ieri la notizia che anche il potentissimo Ayatollah Ali Akbar Hashemi Rasfsanjani (lo squalo), colui che cioè presiede l'organismo che elegge la Guida Suprema e che controlla il suo operato, si è schierato apertamente contro Khamenei. Insomma la protesta dei ragazzi di Teheran sta scuotendo la base del potere religioso iraniano.

Il problema, come detto, è che per i politici occidentali questo non è un bene. Sono troppi gli interessi conclusi con Ahmadinejad per rischiare di perderli con una nuova guida con cui andrebbero tutti rinegoziati. E poi c'è sempre la questione della guerra. Con Ahmadinejad al potere ci sarebbe sempre la possibilità di giustificare un attacco all'Iran grazie alle minacce sparate a più riprese dal piccolo Hitler persiano. Con al potere un altro Presidente meno aggressivo (o moderato) sarebbe impossibile far digerire all'opinione pubblica mondiale un eventuale attacco all'Iran.

Ed ecco che allora i ragazzi di Teheran che chiedono più libertà e più Diritti diventano una minaccia non solo per il potere di Khamenei e del suo burattino Ahmadinejad, ma anche per gli affari miliardari che tutto il mondo ha fatto e sta facendo con l'Iran. Ma siccome non si può criticare chi chiede Diritti e libertà allora si usa l'ipocrisia tipica di ogni politica e si “approva” la scelta apparentemente liberale di ordinare il riconteggio dei voti. Ma per favore, ci avete preso davvero per fessi?

L'offensiva poi è a tutto campo. La rete è piena di provocatori che difendono l'elezione di Ahmadinejad e che lodano le scelte dei politici occidentali di “non intromettersi” negli affari interni iraniani. Alcuni di loro ventilano addirittura l'ipotesi che la protesta dei ragazzi di Teheran sia orchestrata dagli USA e da Israele, cioè proprio dagli unici due che hanno tutto l'interesse di vedere Ahmadinejad al potere, i primi perché convinti che l'Iran sia indispensabile per risolvere i problemi dell'Afghanistan e dell'Iraq, i secondi perché così possono finalmente preparare apertamente l'attacco alle centrali nucleari iraniane (oltretutto lo dicono molto apertamente).

E allora non bisogna finire nella trappola tesa dall'ipocrisia della politica mondiale, occorre appoggiare apertamente i ragazzi di Teheran, occorre appoggiare la loro pacifica richiesta di libertà con ogni mezzo possibile. I politici occidentali, a partire da quelli italiani, devono essere portati a prendere le difese di questi coraggiosi ragazzi, senza ipocrisie e senza doppi fini. La libertà e il Diritto non sono beni negoziabili.

Miriam Bolaffi (W.I.)

Ballottaggi: è tornata l'estate.

Post: Ballottaggi, è tornata l’estate

Autore: Nichi

E’ tornata l’estate. Dopo una pioggia lunghissima e il freddo della rivincita berlusconiana, torna il sole in Italia e in Puglia. La città più meridionale di Italia, Milano, ha dato un segnale di riscossa: Filippo Penati e la sua vasta alleanza si sono fermati a un’incollatura dalla vittoria.

Non era scontato con un Bossi sempre più in forma. Ma è qui in Puglia che si riparte. La vittoria ampia e senza se e senza ma di Michele Emiliano riapre tutti i giochi.

Il ministro Fitto, che da Roma ha tirato le fila della chiusura del Petruzzelli, dello scippo del porto, della ricandidatura di un bollito ex sindaco è il vero perdente di questa campagna elettorale. Ancora una volta Fitto subisce un tracollo e deve tornare a casa, solo con il premio di consolazione della Provincia di Lecce dove però l’affanno dei suoi uomini si è reso visibile contro la coraggiosissima Loredana Capone.

In Puglia e nel Mezzogiorno ormai l’opzione di egemonia di Fitto e di parte della Pdl è ridotta a una irrilevante questione provinciale. Ma è l’analisi delle modalità della vittoria, del cappotto (da Foggia con il sindaco Mongelli a Taranto con il presidente Florido) che deve farci riflettere. Ha vinto la partecipazione delle persone in carne ed ossa. Contro i santini imbottiti buoni benzina e di biglietti da 50 euro hanno vinto i ragazzi dei comitati, delle associazioni, uomini e donne di buona volontà che non hanno dormito la notte per montare palchi, girare video, scrivere canzoni e poesie, gridare la volontà di cambiare e di non fermarsi mai.

E’ a loro che va dedicata la vittoria, è con loro che vogliamo continuare a lavorare per i prossimi appuntamenti. Perché loro hanno dimostrato ancora una volta che il nostro Mezzogiorno non è poi solo quella Gomorra che vogliono raccontare.

Le nostre terre sono migliori di quelle che pensiamo, sono il vero antidoto agli egoismi e alle xenofobie basate sulla paura. Ecco, con i ballottaggi di ieri abbiamo dimostrato che esiste un popolo di sinistra che non ha paura. E la prossima estate, quella del 2010, sarà bellissima.

lunedì 22 giugno 2009

All'ombra della questione morale

La Repubblica Italiana è senza luce, avvolta com’è nelle lenzuola notturne del suo primo ministro. Il re è nudo (e non solo nelle sue notti festaiole), l’immagine di un governo forte, decisionista, che procede con la fiducia alle Camere, fondata sulla dittatura dei numeri, è stata spazzata via dalla netta impressione di uno Stato debole in cui il suo primo ministro sembra essere ricattabile.

E all’ombra di questa gigantesca questione morale che rimbalza dalle colonne dei giornali (le televisioni sembrano non essersene accorte), all’ombra dei vizi privati e delle pubbliche presunte virtù, restano importanti questioni irrisolte. Questioni affrontate con annunci buoni per gli spot televisivi da TV commerciale nei mesi addietro, ma che ancora non vedono una risoluzione.

Nell’ombra resta la crisi economica e i danni che provoca alla vita produttiva del paese. Le stime di questi giorni ci restituiscono un 2010 in cui la disoccupazione arriverà al 12%, a prescindere da quale sarà l’andamento del PIL, come effetto di questo 2009 nero. L’ISTAT dice che gli industriali italiani hanno perso in un anno circa un terzo della loro attività, delle loro produzioni. Questo ricade sui lavoratori.
Dove sono le misure anticrisi?

Nell’ombra restano i lavoratori. E’ di ieri la notizia che gli operai della Smith Textile di Schio (Vi) hanno minacciato l’Unicredit e il Banco Popolare di ritirare i loro depositi nel caso in cui non concedano credito alla loro azienda, che non riesce a pagare gli stipendi e i fornitori. Già, perché nonostante i soldi ricevuti, le banche non concedono il credito, e soprattutto alle piccole e media imprese, proprio quelle che avvertono maggiormente gli scossoni della crisi. Il governo non vigila?

Nell’ombra restano gli abitanti de L’Aquila. Dopo le promesse e le passerelle elettorali, dopo il cordoglio nazionale, non resta che un decreto per la ricostruzione in cui non è chiaro quasi niente, se non che i tempi di attesa degli aquilani saranno molto lunghi, nelle tendopoli. Non è chiaro quasi niente se non che il centro storico dell’Aquila e le sue case resteranno probabilmente per cinque anni in quelle condizioni.

Non è chiaro quasi niente se non che gli aiuti saranno dati solo ai residenti. Non è chiaro quasi niente se non che per lungo tempo resteranno in piedi le famose casette.
E’ così che si infligge il colpo di grazia a una città. Non a caso il Sindaco dell’Aquila e il Presidente della Provincia chiedono di vederci chiaro, non a caso molti cittadini si stanno organizzando in comitati e protestano perché vogliono prendere parte alla ricostruzione. Ma restano nell’ombra, anche perché le loro proteste sono state sistematicamente ignorate dai telegiornali di regime.

In questi giorni ci arrivano molte email da abitanti aquilani che ci chiedono di intervenire, in particolare vi invito a leggere questa lettera (http://www.sinistraeliberta.it/lettera-terremotati-abruzzo-campi-in-abruzzo-dove-vengono-sospesi-i-diritti/) di una donna aquilana che spiega come gli abitanti delle tendopoli siano sotto stretto controllo delle autorità. Sembra un campo di concentramento.
Per rispondere a tutto questo, i comitati cittadini stanno organizzando una fiaccolata in occasione del G8 di luglio a l’Aquila. Partecipiamo.

domenica 21 giugno 2009

Antiquorum: non andiamo a votare

Non andare a votare o non ritirare la scheda del referendum è l’unico modo per non non far passare una legge elettorale che trasformerebbe una “porcata” in una “doppia porcata”. Facciamo saltare il quorum. Ne va della democrazia nel nostro paese.

Manca un giorno al referendum sulla legge elettorale che, col pretesto di cancellare una “porcata” in realtà la raddoppia, peggiorando, ove vincessero i promotori la delicata situazione della democrazia nel nostro paese.

In molte parti d’Italia il 21 e il 22 giugno si svolgeranno I ballottaggi. Nelle Province e nei Comuni nei quali si celebrerà il secondo turno delle amministrative, il modo migliore per manifestare la propria contrarietà al referendum “porcata” è quello di non ritirare la scheda per il referendum. Solo così, infatti si contribuisce a non far scattare il quorum.

Per chi non deve votare alle amministrative , la strada migliore per far sentire il nostro no al referendum è quella di non andare a votare.

I quesiti referendari proposti lasciano intatta la porcata maggiore dell’attuale legge che, come è noto è l’abolizione delle preferenze. Non si risolve, cioè, il problema delle liste bloccate dei candidati, che continuerebbero comunque ad essere imposte dall’alto dalle segreterie dei partiti senza alcuna possibilità per i cittadini di esprimere le preferenze.

Riguardano, invece, il premio di maggioranza e propongono di consentire ad una minoranza di governare il Paese, stabilendo che la lista che ottiene più voti di tutte le altre conquisti la maggioranza assoluta della Camera. In via di principio se un partito ottiene il 10 % e tutti gli altri percentuali al di sotto di quella cifra, a quel partito sarebbe consegnata la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Sostanzialmente si ripropone, in peggio, il principio della legge Acerbo del 1923, voluta da Mussolini per assicurarsi la vittoria elettorale, ma con una differenza fondamentale: mentre la legge fascista prevedeva almeno la soglia minima di voti del 25% per aggiudicarsi il premio di maggioranza, il testo del referendum non prevede alcun limite inferiore. Persino una legge fascista, insomma, era meno anti-democratica di questa.

A questo punto, è evidente che le questioni più discusse della legge “porcata” non vengono neppure sfiorate dal referendum. Se la legge attuale è stata giustamente definita una porcata, quella che uscirebbe fuori da un referendum vittorioso sarebbe una “doppia porcata“. Quando, come in questo caso, attraverso marchingegni elettorali si vogliono rendere inutili i voti di milioni di cittadini vuol dire che è in gioco la libertà di scelta dell’elettore che sarebbe compressa ulteriormente.

martedì 16 giugno 2009

A viterbo Sinistra e Liberta non lascia, anzi raddoppia!!!

Il 13 giugno a Viterbo tutti i rappresentanti delle forze ed associazioni che hanno dato vita all’esperienza di Sinistra e Libertà hanno reso pubblico che il progetto per costruire un nuovo soggetto politico va avanti ed alle elezioni provinciali del prossimo anno ci sarà il simbolo di Sinistra e Libertà.
Sinistra e Libertà terrà una prima assemblea provinciale aperta venerdì 26 giugno e costituirà il coordinamento organizzativo e la rete degli amministratori.
Sinistra e Libertà è già al lavoro per unire il centro-sinistra viterbese consapevole che non tutte le spinte all’autosufficienza sono state sconfitte dal voto e nella convinzione che la destra, che pure subisce una battuta di arresto in questi territori, può essere sconfitta soltanto dall’unità del centro-sinistra. Dovremo però avere la capacità e l’umiltà di mettere al centro del nostro agire l’impegno per la risoluzione dei tanti problemi che riguardano le prospettive di sviluppo del viterbese, ma anche risposte concrete ai problemi quotidiani di tanti, uomini e donne, che tutti i giorni fanno i conti con la crisi economica.
Sinistra e Libertà vuole incontrare in questo percorso quanti intendono impegnarsi nella costruzione di una comunità politica in cui le parole solidarietà, pace e non violenza, accoglienza, economia verde e riconversione ecologica, partecipazione divengano pratica quotidiana e terreno di confronto culturale.
Sinistra e Libertà ha altresì programmato una serie di feste, durante il periodo estivo, per creare una rete di incontri e confronti che consentano già a settembre una prima verifica del lavoro di coinvolgimento avviato.

lunedì 8 giugno 2009

UN cantiere aperto

Il risultato di Sinistra e Libertà alle elezioni europee fotografa una storia che è ricominciata, un cantiere che è partito, una mobilitazione che significa accumulo di energie intellettuali e di passioni civili. Soprattutto tra le giovani generazioni, cioè tra i veri protagonisti della nostra campagna elettorale.
Un soggetto politico neonato, spesso oscurato mediaticamente, con un rodaggio di poche settimane, ha raggiunto quel 3.1% che è un risultato importante, segno di una domanda di sinistra che vive, sia pure dispersa e frustrata, nel nostro Paese. Il risultato è ancora più incoraggiante se lo si legge con le lenti del nostro Mezzogiorno, dove la proposta di Sinistra e Libertà ha avuto affermazioni persino straordinarie. Nel Sud si è cominciato ad avvertire il segno reale della politica economica e sociale delle destre, si è cominciato a intendere quanto la “questione settentrionale” sia una minaccia per l’universalità dei diritti e per l’unità del Paese.
Gli sconfitti di questa tornata elettorale sono tre. Il bipolarismo innanzitutto, cioè l’idea di poter ridurre ai due antagonisti (PDL e PD) la ricchezza culturale e politica che ha animato la storia italiana. Poi ha perso Berlusconi, si è creata la prima crepa, la prima incrinatura nel rapporto con il suo popolo: una sorta di “idillio infranto” che rende visibilmente vulnerabile il volto arrogante dell’egemonia berlusconiana. E infine il PD, che ha perso moltissimi voti, soprattutto al Sud. È, secondo me, la sconfitta della vaghezza di chi crede di poter riempire il vuoto a sinistra ma è strutturalmente, politicamente e culturalmente impossibilitato a farlo.
Il 10% degli italiani che hanno votato a sinistra del Pd e non saranno rappresentati nel Parlamento Europeo ci dicono quanto sia necessario proseguire il nostro lavoro, chiedere a ciascuno e a ciascuna di continuare a tenere in piedi questo sogno utile che è la ricostruzione di una sinistra che abbia senso, che abbia significato e utilità, che abbia il coraggio di costruire mobilitazione ed esperienza politica, di occuparsi di questioni scomode, di coniugare innovazione politico culturale e progetti autorevoli.
Si ricomincia quindi, da parole d’ordine chiare: la questione sociale, la difesa della laicità dello Stato, il rilancio della scuola pubblica, la centralità della sicurezza del lavoro e sul lavoro, la tutela dell’ambiente e poi i diritti civili, sociali e umani.
Col nostro 3,1 abbiamo inaugurato il cantiere della nuova sinistra italiana. Noi quel cantiere non lo chiuderemo.
Nichi Vendola

giovedì 4 giugno 2009

Intervento di Matteo Antonucci durante "Cultura e libertà"

Cultura e Libertà… perché è così importante un incontro come quello di oggi. Basta fare una passeggiata per Tuscania e guardarsi intorno, che subito ci si rende conto delle tra ordinare bellezze e risorse di cui dispone il nostro paese. Le Pietre delle nostre case, dei nostri monumenti, delle nostre chiese. Narrano le vicissitudini di più di 3.000 anni di storia: Pietre che parlano di preistoria, delle civiltà etrusca e romana, Pietre che narrano storie buie e intrigate di Medioevo, parlano di Rinascimento, dei viaggi di Dante e di Goethe, dei soggiorni di GUglielmo Oberdan. Pietre che parlano del dramma di due guerre mondiali e che raccontano le lotte di resistenza, dei braccianti agricoli, delle occupazioni delle terre. E ancora Pietre sbriciolate, distrutte, frantumate e ricostruite con dura fatica dopo il terremoto del 1971.
Tutto questo in contraddizione con una politica energetica scellerata e criminale. Nonostante la centrale di Montalto, nonostante la centrale di Civitavecchia, nonostante la vertenza No Coke, come se tutto questo non bastasse c’è chi ancora propone delle mega centrali a biomasse. E lo fa qui, a Tuscania nel cuore della maremma, nella culla della civiltà etrusca. Cara Serenella, caro PD, non si può parlare di politiche di salvaguardia ambientale e allo stesso tempo volere una mega centrale a biomasse. Non si può parlare di turismo e di sviluppo sostenibile e allo stesso tempo volere una mega centrale a biomasse. Cara Serenella, non si possono valorizzare i prodotti tipici tuscanesi se accanto c’è una mega centrale a biomasse.
Noi in mente abbiamo dei programmi seri e concreti, un vero e proprio modello Tuscania.
Mi viene in mente la metafora del filosofo francese Henry Bergson, la metafora dell’arco: l’arco è l’istituzione, la corda è il passato e la freccia il futuro. Quando incocchiamo la freccia e tiriamo la corda diamo direzione e potenza al nostro futuro. Noi sappiamo dove vogliamo fare arrivare la nostra Tuscania: scuola di alta cucina Etoile Boscolo, cittadella della cultura, cittadella dello sport, riserva naturale del fiume Marta. Questi sono alcuni degli ambiziosi progetti che abbiamo in cantiere e che potrebbero determinare una svolta unica per il nostro paese.
Blocchiamo il tempo; che non vuol dire bloccare il progresso e il futuro ma riconoscere e valorizzare, da un lato, la bellezza di camminare nel passato remoto dei secoli della storia e dall’altro mettere a disposizione questo bagaglio per gli operatori della cultura, per le nuove generazioni, per la MIA generazione, per tutti coloro che nel nostro paese hanno scelto di abitare e soprattutto di vivere.

lunedì 1 giugno 2009

CULTURA E LIBERTA'

Mercoledì 3 giugno, alle ore 16, presso il giardino di Tuscania,(da Venturino), Sinistra e Libertà organizza un’ iniziativa pubblica alla quale parteciperanno Philippe Daverio e Giulia Rodano,assessore alla cultura della Regione Lazio e rappresentante del gruppo regionale di Sinistra e Libertà.
Dopo l’incontro con l’assessore al bilancio della Regione, Luigi Nieri, nel quale si è parlato di politiche sociali e di bilancio partecipato, si replica con “cultura e libertà”.
Un’occasione per conoscere le politiche culturali promosse dalla regione Lazio, le modalità di accesso e fruizione e per sviluppare un confronto pubblico attorno al tema della valorizzazione culturale del nostro territorio, quale asse di sviluppo per Tuscania.
“Siamo convinti che cultura, turismo e ambiente siano le risorse più significative del nostro territorio e proprio per questo vogliamo porre le basi per la costruzione di una rete che mettea insieme attori istituzionali e realtà territoriali che promuovono e producono cultura.
Vogliamo porre le basi per affermare un vero e proprio “modello Tuscania”. Si parlerà di progetti ambiziosi e importanti , primo tra tutti la scuola di alta cucina Boscolo, che possono segnare una svolta storica per la nostra cittadina.
Oltre a Philippe Daverio e Giulia Rodano, interverrà Regino Brachetti,candidato sindaco della lista civica “Patto per Tuscania”. L’incontro sarà coordinato da Matteo Antonucci, candidato alla carica di consigliere ed esponente di Sinistra e Libertà.

Sinistra e libertà di Tuscania

sabato 30 maggio 2009

Noi scegliamo

Oggi in Italia mancano soprattutto due cose, la sinistra e la libertà. Una sinistra capace di sognare e di trasformare, una libertà che si realizzi come liberazione, uguaglianza, partecipazione.

C’è bisogno di una sinistra autentica e coraggiosa che possa contribuire alla sconfitta sociale e culturale delle destre che giocano con le paure e con le incertezze, che alimentano la precarietà e le povertà, che cancellano elementari diritti di cittadinanza.

C’è bisogno di una sinistra radicata e di popolo per battere queste destre che rilanciano il nucleare, bocciano il pacchetto clima dell’Unione Europea e non investono sulle energie rinnovabili.

La Sinistra deve essere riconoscibile per le sue proposte, come già avvenuto nella Regione Lazio, dove grazie a Sinistra e Libertà è stata approvata l’importante legge sul reddito minimo garantito. Una prima risposta, una modalità per uscire dalla crisi nel senso giusto.

C’è bisogno di una sinistra che ripensi se stessa, innovando le proprie pratiche e i propri linguaggi; una sinistra in grado di parlare la lingua dell’uguaglianza, dei diritti e delle libertà individuali.

Le elezioni europee sono l’occasione per dare forza ad una sinistra unitaria e rinnovata, capace di rappresentare in Europa la necessità di politiche in grado di assicurare una maggiore sicurezza socio economica a milioni di persone che, a causa della crisi e delle politiche che l’hanno provocata, vivono una condizione di forte insicurezza in tema di occupazione, reddito, condizioni di lavoro, salute, istruzione.

Per queste ragioni il 6 ed il 7 di giugno noi, ex dirigenti viterbesi di Rifondazione, sosterremo ed invitiamo a sostenere SINISTRA E LIBERTA’.

ANTONUCCI Matteo, BRIGHI Simonetta, CALEVI Stefania, CARRAFA Augusto, CIOCCHETTI Angelo, DESANTIS Fabiola, FORZONI Claudio, LEONI Giovanni, MANCINI Walter, LOMBARDI Bernardino, NARDI Beatrice, PECIAROLO Sergio, PIERI Fabrizio, POZZI Corrado, PRINTEMPI Domenico, ROMITO Francesco, ROSELLI Patrizia, SACCO Paolo, TORRICELLI Giancarlo, ZUCCHETTA Valter

i regali del pd

Hanno la sindrome del voto utile ma non riescono ad ammettere che è utile solo a loro. Hanno la tendenza a farci passare per ingenui, settari, snob, sprovveduti, antichi o troppo moderni. Ci raccontano con grande pazienza che sbagliamo, quanto e come sbagliamo e perché, come se la loro fosse una missione di evangelizzazione di una tribù di indigeni che non hanno scelto liberamente la propria casa ma si sono fatti sedurre da perline e luccichii. Sono pronti ad attribuirci la responsabilità di un loro calo di consensi (la chiamano dispersione), ma non ricordano già più l’arroganza con cui appena un anno fa hanno oscurato la scena e hanno negato la possibilità di un’area a Sinistra. Cercano le differenze e le fratture all’interno di un progetto politico nuovo e sorvolano sui crepacci profondissimi del loro. Sostengono di essere il naturale sbocco di tutti i democratici, i progressisti e i riformisti. Chi sono? L’identikit è sufficientemente preciso da permettere di riconoscerli senza margine di errore: si tratta dei cattivi maestri del PD. Non di tutti gli elettori e i tesserati del PD. Non della stragrande maggioranza di persone tradite da un partito sempre meno liquido e sempre più gassoso, ma proprio dei cattivi maestri, i leader stanchi di un partito che ha buone idee e pratiche balzane (malsane, spesso). Uno dei motivi per cui anche il mio entusiasmo nei confronti della grande casa (pardon, Loft…), democratica è via via scemato fino a trasformarsi in vero sbigottimento. Questa campagna elettorale ci mette spesso in condizione di condividere palco e uditorio, in iniziative sul voto europeo o in dibattiti (pubblici e televisivi), sulla campagna e i programmi.
Uno ci mette tutta la buona volontà e cerca di capire qual è la linea.
La linea è chiara: siamo noi a sbagliare, loro cercano intese, punti di contatto, iniziative comuni per salvare il paese dallo spettro del berlusconismo. Come se ci fosse la possibilità che qualcuno, in SeL (ma anche nell’IDV o in Rifondazione), fosse invece fermamente intenzionato a desistere dal compito di una stretta e severa vigilanza e di una ferma difesa delle istituzioni.
Solo che c’è un problema. Il problema è che da veri democratici dovrebbero sapere che le istituzioni si difendono nei luoghi e nei modi giusti, per non cadere nella trappola della politica lontana dagli spazi della Politica. E invece, ormai accecati dall’ossessione della contromossa (sarà un favore al Cavaliere?), hanno cominciato a sbandare e a non concepire più il normale funzionamento di una democrazia parlamentare. Convinti del fatto che ormai il Parlamento è presidiato militarmente o quasi dai manipoli berlusconidi, i Cattivi Maestri del PD scelgono di non appoggiare una mozione di sfiducia perché inutile. Perché sarebbe un regalo al Premier. Davvero? Non è piuttosto stato un regalo al Premier aver estromesso la Sinistra dai banchi del Parlamento ed essersi avocati il compito di unica opposizione, salvo poi non farla e perdersi all’ombra di Governi Ombra? Non è forse stato un regalo al Premier aver costruito una campagna elettorale sul anti-anti-berlusconismo e poi trovare, a venti giorni dalle elezioni, l’anti-berlusconismo come unico nuovo collante? Non è forse un favore al Premier l’essersi appoggiati alle spalle non più larghe dell’unico quotidiano nazionale ancora in grado di far sentire la propria voce e aver trovato in un’inchiesta su fatti personali (osceni e scabrosi, se veri), l’unico motivo di furiosa indignazione nei confronti di un Presidente del Consiglio che esercita attacchi quotidiani proprio all’informazione e mina le funzioni delle istituzioni democratiche giorno dopo giorno, da un anno, da 14 anni ininterrottamente?
Non è forse un regalo al Premier un Referendum che gli consentirebbe (consentirà?), una maggioranza parlamentare talmente qualificata e solida da rendere inutile il ruolo dell’opposizione e delle consultazioni referendarie?”
Io sono convinto, noi siamo convinti che la proposta di Franceschini sia irricevibile, in questi termini.
Ma la cosa ancor più grottesca è che Franceschini non lo chiede a noi, non lo chiede alla Sinistra e non fa menzione della lettera aperta di Vendola, che invitava a un serio confronto e all’identificazione di una linea comune. No, Franceschini lo chiede all’Italia dei Valori, di cui rifiuta la mozione di sfiducia, e all’UDC. Franceschini vuole combattere una battaglia strenua e frontale per la difesa dei valori costituzionali insieme all’UDC di Cuffaro. Bene, per queste e moltissime altre ragioni io spero e sono convinto del fatto che il progetto di Sinistra e Libertà saprà resistere alle sirene e alle proposte di integrazione verticale del PD e saprà convincere i democratici di Sinistra di questo Paese che esistono ottime prediche e ottime pratiche, e che razzolare male è semplice e ormai un po’ troppo consueto.La democrazia si difende nei luoghi della democrazia, con o senza numeri. Questa è la lezione che abbiamo imparato e vogliamo continuare a imparare.

mercoledì 27 maggio 2009

martedì 26 maggio 2009

L'ombra della quinta mafia

Credo che sia importante pubblicare sul blog della sinistra tuscanese un articolo uscito oggi sul Corriere di Viterbo.

Matteo Antonucci.



Dal Corriere di Viterbo 26/05/2009



Infiltrazioni criminali: Sinistra e Libertà chiede controlli sui progetti.
L’ombra della quinta mafia

Viterbo-(G. An.) Energia e aereoporto: l’ombra della criminalità dietro ai progetti. Sinistra e Libertà critica le prospettive di sviluppo dell’aereoporto e delle centrali di Montalto e Tuscania.Prospettive senza reali fondamenti occupazionali, con il pericolo d’infiltrazioni criminali. L’occasione per discuterne è stato l’incontro di ieri con i parlamentari europei:Claudio fava e Umberto Guidoni, insieme al consiliere comunale Enrico Mezzetti e al presidente dell’associazione Sinistra per la Tuscia, Umberto cinalli. “Viterbo è stata sempre una provincia di servitù -ha introdotto cinalli- e ora lo stà vivendo ancora di più per le prospettive d’investimento. La riconversione della centale di Montalto, la realizzazione del deposito nucleare di Ischia, la centale a biomasse di Tuscania e lo scalo aereoportuale, portano con se il pericolo delle infiltrazioni criminali in un territorio che non ha addeguati sistemi di controllo e si trova culturalmente impreparato. Per questo abbiamo chiesto la costituzioni di un tavolo permanente di controllo sulle infrastrutture e l’energia”.
A definire una “farsa” la progettazione dell’aereoporto è il consigliere Mezzetti che aggiunge: “si promettono posti di lavoro quando si sa benissimo che l’aereoporto non si farà. Presentreremo in Consiglio un interrogazione per avere chiarimenti sull’ipotesi di inglobare anche la zona della commenda nell’area dell’Aereoporto”. Non bisogna trasferire a Viterbo il negativo esempio di Ciampino. Non bisogna giocare con il nucleare facendo scelte sciagurate. Le direttive europee tendono a valorizzare i progetti ambientali e dunque è necessario rimettere al centro della discussione i diritti sociali per guardare ad uno sviluppo complessivo e rispettoso”.
Sinistra e Libertà non intende essere il partito del “no”, ma l’argomento delle alternative progettuali tiene limitatamente banco.
“L’aereoporto di Viterbo è una balla –dice Fava-, come è falso anche il mito della centraale di Montalto.
Addirittura nei giorni scorsi una barra di metallo è rimasta bloccata per ore su una gru, mostrando gravi lacune nei sistemi di smaltimento dell’impianto.
Quello che sta diventando sempre piu reale è una forte presenza della criminalità sul territorio.Un’ entità che definirei la “quinta mafia” che riesce ad inserirsi pericolosamente nel tessuto sociale.
L’esempio l’abbiamo visto a Tuscania, dove una società che lavora al progetto della centrale a biomasse è legata alla famiglia Ciancimino. Bisogna mettere in campo una forte battaglia per vigilare sulla legalità e sul contollo del territorio.

domenica 24 maggio 2009

Vendola : "La logica del pd è suicida."

Da: www.sinistraelibertà.it

“Ringrazio il segretario del Prc Paolo Ferrero e quello del Pcl Marco Ferrando - dichiara il leader di Sinistra e Libertà - per aver accolto l’invito, da me rivolto ieri a tutti i leader delle forze d’opposizione, a un’azione comune in difesa degli assetti democratici, minacciati oggi dalla tendenza sempre più aggressivamente plebiscitaria e peronista del presidente del consiglio. Ma ringrazio anche tutte le forze che al mio invito hanno ritenuto di dover, in questo momento, declinare l’invito”.

“Il solo partito da cui non sia arrivata alcuna risposta - prosegue Vendola - è il Pd, ed è lo stesso partito che, meno di 24 ore ha ripreso alla lettera la mia proposta, rivolgendola però solo all’Idv e all’Udc.

Mi chiedo quale aberrante logica guidi in questo momento i dirigenti del Pd, e li spinga a considerare interessate alla difesa della democrazia solo le forze che abbiano passato la soglia di sbarramento nell’aprile 2008. Mi chiedo quale concezione della democrazia alberghi in chi ritiene inutile coinvolgere nella difesa della stessa forze democratiche socialmente e storicamente fondamentali solo perché attualmente non rappresentate in Parlamento.

Temo di dovermi rispondere che, nonostante le alte grida di allarme democratico, il solo interesse che ispira, e acceca, i dirigenti del Pd è quello elettorale e propagandistico, lo strappare qualche decimale di punto percentuale in più nelle urne.

Vorrei dire che, in un momento come questo, affidarsi a una logica così angusta e miope, è semplicemente suicida”.

Nichi Vendola

giovedì 21 maggio 2009

Gigi Pica sulle bio-masse

Anche Beppe Grillo contro le biomasse....no Gigge pica

Un pò d'informazione non fa mai male



Un video degli amici Marchigiani...
Movimento per la sinistra tuscanese

Risponde anche Luigi Francini

Buonasera,
ho letto l'intervento del Partito Democratico sul sito di toscanella circa la posizione del patto per Tuscania, sulla questione aperta della centrale a biomasse e sono rimasto esterefatto dai contenuti di tale intervento, tanto da spingermi a lasciare un personale e doveroso commento e mi chiedo: ma il PD tuscanese è colpito da deficienza democratica o insegue l'idea decisionista berlusconiana dove tutto è bianco o tutto è nero e ciò che viene decretato è indiscutibile e inappellabile?
la gran parte della nostra comunità vuole essere informata (dalla libera scienza e non dalla politica o dagli scienziati emissari della politica), vuole capire ciò che è stato deciso circa la centrale a biomasse ; quale sarà l'impatto sull'ambiente e sulla salute, quali saranno i vantaggi e gli svantaggi quale sarà il destino del paesaggio e delle attività produttive. Le forze politiche che stanno concorrendo per la formazione del nuovo consiglio comunale, hanno il dovere per ragioni di rappresentanza di raccogliere i sentimenti della comunità o di quella parte della comunità, che si pone domande :
il dibattito, la contestazione ,il confronto, l'informazione e le molteplici voci sono il fondamento della democrazia !L'eversione è distruttiva, mette a tacere , blocca la discussione ed è sconcertante che questa parola venga pronunciata da un partito autodefinito democratico

luigi francini

mercoledì 20 maggio 2009

Il pd tuscanese ha uno strano concetto di democrazia

Leggo, con stupore, le dichiarazioni del Pd tuscanese sulla centrale a bio-masse che dovrebbe essere realizzata a Tuscania.

Mi auguro che siano soltanto il portato di una totale non conoscenza della questione, che assieme a molte persone e soggetti politici, seguo da anni.

Vorrei ricordare che i tuscanesi su questa vicenda si sono già espressi, legittimando, ormai tre anni fa , l’amministrazione Cappelli, l’unica che allora si opponeva chiaramente alla realizzazione della centrale.
Contro il progetto si sono espressi molti consiglieri provinciali, in alcuni casi anche appartenenti al Pd.

La Regione Lazio e la Provincia di Viterbo hanno voluto riaffermare la loro contrarietà attraverso il varo di piani energetici che non prevedono la costruzione di impianti come quelli che si vorrebbero realizzare nel nostro territorio.

L’Università Agraria di Tarquinia ha addirittura realizzato uno studio sulle ricadute potenziali dell’opera.
In molte occasioni pubbliche il Presidente della Provincia, Mazzoli, si è espresso con forza contro la centrale a biomasse.
Per il Pd tuscanese tutto questo non conta, la democrazia e la partecipazione popolare è ridotta a mero atto burocratico.
Secondo costoro una sentenza amministrativa dovrebbe tacitare il volere di un’intera comunità locale, in contraddizione con le vocazioni storico ambientali ed economiche del territorio.

Chi osa non essere d’accordo viene addirittura tacciato di eversione (sic). Neppure Berlusconi in Val di Susa era arrivato ad utilizzare tali risibili argomenti.
Per quello che ci riguarda, continueremo ad opporci ad un’opera profondamente dannosa e fuori contesto, mettendo in campo tutti gli strumenti democratici utilizzabili.
Capiamo gli imbarazzi del Pd tuscanese, ma non servono gli anatemi, serve entrare nel merito della questione. Serve aprire un confronto vero sul modello di sviluppo che si vuole proporre per Tuscania nei prossimi anni. Serve misurarsi con le proposte concrete.
Sinistra e Libertà lo farà pubblicamente il 4 di giugno quando, alla presenza del consigliere regionale Enrico Fontana, spiegherà le ragioni dell’opposizione alla centrale a biomasse, e, nel contempo, avanzerà proposte concrete su energia, gestione dei rifiuti, valorizzazione e tutela del territorio.

Mi rendo anche disponibile a organizzare un’assemblea pubblica con tutti i candidati , credo che sia legittimo informare i tuscanesi su chi ha voluto e vuole la mega-centrale e soprattutto su quali sono i rischi che questa comporta.

Matteo ANTONUCCI, candidato di Sinistra e Libertà nella Lista “Patto per Tuscania”

lunedì 18 maggio 2009


VOI FOSTE PERSONE NORMALI
(Moni Ovadia da L'Unità del 9/5/2009)

Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la
sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare.

Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura, il
pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l'ennesima sortita di
un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato
veniale.

Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i
suoi figli su un'impalcatura, l'annacquamento delle leggi sulla
sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo
per occuparvi di altro.

Se foste migrante, il rinvio verso la condanna
a morte, la fame o la schiavitù, non provocherebbe solo il sussulto di
un'indignazione passeggera.

Se foste ebreo sul serio, un politico
xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe
qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele.

Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai
cittadini, fareste un'opposizione senza quartiere ad un governo
autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio.

Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra,non vi balocchereste con
questioni di lana caprina od orgogli identitari di natura narcisistica
e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie.

Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della
famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti
dalla peggior ipocrisia.

Se foste italiani decenti, rifiutereste di
vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale
impotente di un omino ridicolo gasato da un ego ipertrofico.

Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e
nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di
promesse virtuali.
Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste
vergogna di tutto questo schifo.

domenica 17 maggio 2009

Due parole sull'incontro di ieri

La centrale a biomasse rischia di trasformarsi in un inceneritore”, queste le dichiarazioni di Regino Brachetti, candidato a sindaco della lista civica “Patto per Tuscania”.

Nell’assemblea organizzata dall’associazione “Asso Tuscania”, in cui sono intervenuti i candidati alla carica di sindaco, tra i vari argomenti , è stata affrontata la questione della centrale a biomasse.

Se la candidata del PD non ha speso nemmeno una parola sull’argomento, molto chiara è stata la posizione della lista Patto per Tuscania: “nessuna mega-centrale a biomasse nel nostro terrritorio.”

La posizione che da sempre ha caratterizzato la sinistra, e quanti hanno a cuore il futuro di Tuscania, è una delle questioni che scaldano questa campagna elettorale.

I candidati del movimento per la sinistra nella lista “Patto per Tuscania”, Matteo Antonucci e Augusto Ciccioli, hanno espresso la loro soddisfazione per una presa di posizione così netta e decisa.

“Siamo convinti che vadano fatte delle scelte chiare. Per questo continueremo ad opporci alle biomasse in modo determinato. L’impegno per la tutela dell’ambiente deve essere serio e a 360 gradi, senza ambiguità. Ci impegneremo per una raccolta differenziata efficace, e per lo sviluppo di tutte le energie rinnovabili. Siamo consapevoli che il territorio è la risorsa più grande del nostro comune e per questo non abbiamo intensione di svenderlo al miglior offerente.

Non si può parlare di turismo, di ambiente,di trasparenza, di partecipazione, e allo stesso tempo avallare un progetto ambiguo e controproducente per lo sviluppo del territorio tuscanese,come quello della mega-centrale.

Peggio ancora, è impossibile non esprimersi o non avere un’opinione a riguardo, soprattutto se ci si candida per il governo del territorio.”

Movimento per la Sinistra tuscanese.

giovedì 14 maggio 2009

Immigrazione: Parla Nichi Vendola



"Un secondo barcone di sventurati è stato respinto e ricondotto in Libia. Quanti erano? Non è importante. 100, o 20, o 1, non ha importanza. Sono stati violati dei diritti e a violarli è stato il governo del nostro paese. Questi diritti violati costeranno a povera gente che sfuggiva a guerre massacri e fame in alcuni casi tortura e morte. Ho fatto una carellata veloce e più o meno tutti i dirigenti della sinistra, con toni più o meno diversi, hanno parlato, scritto, condannato. Non Basta!!! A fronte di questa infamia c'è un'esigenza precisa, ineludibile, che la sinistra dia una risposta unica e compatta antirazzista. Non possono esserci distinguo e non può essere una campagna elettorale che spegne il nostro sdegno. Chiedo che questo appello venga raccolto e si concretizzi nel giro di poco tempo nella risposta della Sinistra italiana contro al razzismo, contro l'intolleranza e per ristabilire i diritti di asilo e di accoglienza."

Nichi Vendola

mercoledì 13 maggio 2009

Dal Corriere di Viterbo di oggi

INTENSA ATTIVITÀ DI “SINISTRA E LIBERTÀ”

L’attività della neonata “Sinistra e libertà”, la parte di Rifondazione comunista che uscendo dal partito ha aderito al progetto politico di Nichi Vendola, si intensifica anche a Tuscania. Dopo l’incontro con l’assessore regionale al bilancio Luigi Nieri nel corso del quale sono state presentate le linee strategiche a favore dei giovani e del mondo del lavoro, domenica scorsa il giovane segretario locale Matteo Antonucci ha organizzato un incontro con il parlamentare europeo, ricandidato alle prossime elezioni, Roberto Musacchio. “Una scelta quella europea che ritengo irrinunciabile. Un’Europa che avanza politiche liberiste, ma che contemporaneamente si fa promotrice di politiche ambientali ambiziose e di difesa dei diritti civili. Il mio impegno – ha detto Roberto Musacchio - è sempre stato quello di cambiare questa Europa, da una prospettiva di sinistra”. Durante l’incontro con i cittadini i rappresentanti di SeL non hanno parlato solo di progetti e programmi per l’Europa, al centro del dibattito sono entrati anche i temi locali e questo non poteva essere altrimenti vista la presenza dello stesso Matteo Antonucci e di Augusto Ciccioli nella lista “Patto per Tuscania”. “ Siamo sicuri che il futuro di Tuscania passa attraverso lo sviluppo di una nuova politica del territorio. Biosogna puntare all’agricoltura multifunzionale, puntando sui marchi, sul PSR e sviluppando l’utilizzo della buona pratica agricola che non compromette il futuro della prossime generazioni”. Anche in materia di energia il no alle mega centrali a biomasse è stato forte e chiaro: “ Non si può compromettere un intero territorio per reperire le risorse necessarie ad alimentare le grandi centrali – afferma Matteo Antonucci – siamo favorevoli all’utilizzo delle biomasse solo per le piccole produzioni che assorbono esclusivamente quanto è possibile ricavare dalle colture esistenti. Come è possibile immaginare centinaia e centinaia di ettari di questo territorio stravolti dalle coltivazioni di piante a rapido accrescimento. Per non parlare, peggio ancora, alla possibilità di approvvigionamenti di materie da bruciare che arrivino da centinaia o forse migliaia di chilometri. In tema di servitù energetiche in questo territorio abbiamo già dato, a Montalto e peggio ancora a Civitavecchia”. Anche per il quartiere ex Gescal, l’on. Musacchio ha lanciato un progetto interessante: “ Per riqualificare il quartiere è possibile reperire appositi fondi europei destinati all’archeologia industriale. Il quartiere ex Gescal, costruito in seguito al terremoto, rappresenta un modello architettonico che può rientrare nelle tipologie previste dai regolamenti comunitari in materia di interventi dedicati all’archeologia industriale”.

sabato 9 maggio 2009

Capogruppo Europeo del M.P.S a Tuscania

Domenica 19 maggio sarà a Tuscania il parlamentare europeo Roberto Musacchio.

Musacchio è il capogruppo uscente del movimento per la Sinistra a Bruxelles, europarlamentare con il più alto numero di partecipazione alle sedute, impegnato da sempre per le vertenze ambientali e territoriali, fortemente legato alla Tuscia dove ha scelto di abitare. Si candida nuovamente con la lista Sinistrà e Libertà.

Sarà presente per le vie del nostro paese e terrà un incontro con la cittadinannza a proposito del Parlamento Europeo, del buon lavoro svolto in questi anni e dei progetti in cantiere.

Dopo una passeggiata per la fiera, l’ appuntamento è alle ore 12, in piazza Mazzini, dove è organizzato un aperitivo al bar S.Marco.

Saranno presenti anche i canditati alle elezioni comunali Del movimento per la sinistra, Matteo antonucci e Augusto Ciccioli.

venerdì 8 maggio 2009

A proposito di elezioni...

Il movimento per la Sinistra di Tuscania ha deciso di sostenere la lista civica “Patto per Tuscania” nelle prossime elezioni amministrative. La scelta nasce dal confronto con le realtà tuscanesi compatibili con il nostro percorso politico e la nostra idea di governo del teritorio. Ci siamo confrontati con il PD con il quale però sono emersi punti di vista troppo distanti per intraprtendere un percorso condiviso e che si ponesse in continuità con il buon lavoro svolto dall’ex assessore all’ambiente Augusto Ciccioli nella giunta Cappelli.

Sono sicuramente molte le questioni sulle quali occorrerà un grande impegno da parte della nuova amministrazione , quelle che ci stanno più a cuore e che riteniamo inderogabili sono la partecipazione e la trasparenza degli atti amminastritivi. Saimo convinti, vista la grave situazione del bilancio comunale, che non sia possibile nessun tipo di amministrazione, senza il consenso e la partecipazione delle delle associazioni di categoria, dei movimenti giovanili, della cittadinanza tutta.

Partecipazione e trasparenza quindi, come prerequisiti essenziali, come una piattaforma comune alla quale speriamo che si associno anche le altre liste e gli altri candidati.

In Campo ambientale continueremo la nostra battiglia per un territorio libero da servitù energetiche e da palazzinari. Ci impegneremo per l’utilizzo di tutte le fonti rinnovabili di energia, per la realizzazione di una raccolta differenziata efficiente e realmente operativa e per lo sviluppo di un territorio, come quello tuscanese, che trova nell’ambiente, nella storia e nella cultura le sue risorse più grandi.

Per questo continueremo ad opporci alla megacentrale a biomasse, continueremo una battaglia che abbiamo sostenuto per anni assieme a moltissime persone, associazioni oltre a diversi soggetti politici. Nonostante la decisione del commissario ad acta non siamo disposti ad avvallare un proggetto che rischia di stravolgere irreparabilmente l’assetto socio-economico della nostra città.

Per ragioni concrete e importanti come questa abbiamo scelto di sostenere la candidatura a sindaco di Regino Brachetti, forti del sostegno di grandi personalità della politica e della cultura.

P.S.:Se l’assessore al bilancio della regione Lazio è già stato a Tuscania per sostenere disoccupati e cassaontegrati, nei prossimi giorni saranno presenti nel nostro paese Roberto Musacchio, Capogruppo della Sinistra al parlamento europeo e Giulia Rodano assesore alla cultura della regione Lazio.

giovedì 7 maggio 2009

Non capiamo e non ci rassegnamo…abbiamo solo vent’anni!!!

In questo periodo, nel nostro Paese abbiamo assistito a una continua aggressione dello stato di diritto, della Costituzione repubblicana, abbiamo visto sparire il potere contrattuale dei sindacati, abbiamo assistito, quasi rassegnati, a una politica fascista sulla questione dei migranti, alla schedatura del popolo Rom. Vogliamo parlare dell’attacco alle pensioni e della norma “anti-precari”? Tutto questo mentre eravamo impegnati in un dibattito, a tratti autistico e carico degli antichi vizi che hanno attraversato la storia novecentesca dei comunisti, (siamo scomparsi dal parlamento, siamo in “via d’ estinzione” nella società). Per molti, la sinistra, è ormai solamente un ricordo, per altri una scommessa. Abbiamo continuato a parlare di “una notte in cui tutte le vacche sono nere”.

Non ci rendiamo conto che non è vero che tutte le vacche sono nere, chi ha la pretesa di scrivere “menù per ristoranti dell’avvenire”, riproponendo modalità e discussioni di altri tempi, parla solamente a una richiesta individuale di rassicurazione! Un po’ come quello che si rende conto che il mondo gli stà cambiando sotto i piedi ma non trova risposte e modalità d’intervento, prendendo così per buone le uniche che conosce.

Non siamo così presuntuosi da credere di avere le risposte… abbiamo solo vent’anni, forse nemmeno ce ne sono!

Ci dovrebbere essere la volontà, quella si, di ricercare nuove strade, aprire nuovi conflitti e nuovi spazi di dialogo e partecipazione.

Per questo guardavamo con fiducia al congresso di Chianciano e a quellla scritta in bianco sul palco del Pala- Monte dei Paschi: Ricominciamo. Per questo ci siamo appassionati all’intervento di Fausto Bertinotti, e al vento di novità e cambiamento portato dalle parole di Nichi Vendola.

Crediamo che il desiderio di modificare le strutture esistenti, la volontà di rivendicare la “libertà dei corpi e delle menti”, l’intenzione reale di ricominciare aprisse la strada alla consapevolezza della necessità di una rivoluzione delle moltitudini. Questo è quello che ci lascia sperare il progetto di costruzione di una sinistra nuova.

Per quello che ci riguarda, cercheremo di lavorare, almeno nel nostro circolo, provando a occupare tutti gli spazi possibili con tutti i soggetti,associazioni, comitati, più vicini al nostro modo di sentire e di pensare. Proveremo a farlo con entusiasmo, tentando di far appassionare più persone possibili, cercando di essere “comunisti” non solo nelle discussioni congressuali, ma nella pratica e nelle lotte politiche.

Di sicuro non ci rassegnamo…, crediamo che la necessità di una sinistra capace di parlare la lingua della uguaglianza e della liberazione, a prescindere dal nome e dal simbolo, sia troppo forte.